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Ricorso al Garante della Privacy

Discussione in 'Tutto il resto' iniziata da m.ascard, Mag 9, 2017.

  1. m.ascard

    m.ascard New Member

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    Buonasera a tutti, è il mio primo post e spero di non aver sbagliato sezione.
    Come è noto, chi non è in elenco telefonico non può iscriversi al Registro delle opposizioni, ma ciò non toglie che i call center non possono chiamare senza il previo consenso dell'interessato (almeno finché non dovesse essere approvato definitivamente lo sciagurato emendamento 18.40 al DDL Concorrenza).
    All'inizio di quest'anno, sono stata oggetto di una martellante e molesta campagna di telemarketing, ricevendo diverse telefonate relative ad offerte di telefonia (TIM Telecom Italia, Fastweb), o in altri casi mute, con interruzione della comunicazione dopo pochi secondi.
    Per una di queste ultime, dal numero chiamante sono riuscita a risalire alla società di telemarketing intestataria, inviando quindi ad essa il modulo per l'esercizio dei diritti in materia di protezione dati personali, disponibile sul sito del Garante.
    Nell'istanza chiedevo fra l'altro la conferma dell’esistenza o meno dei dati personali nei loro archivi, l’origine dei dati, gli estremi di eventuali terzi soggetti ai quali i dati personali fossero stati comunicati, opponendomi inoltre al trattamento dei dati effettuato a fine pubblicitario o commerciale, e negando esplicitamente il consenso a ricevere ulteriori chiamate di qualsiasi genere.
    Dopo alcune manovre dilatorie da parte del loro legale, a distanza di circa un mese mi giungeva una risposta dalla titolare, la quale sosteneva di non essere in possesso dei miei dati e di avermi chiamato "per un mero errore di digitazione del numero". La spiegazione poteva essere più o meno plausibile, per quanto poco probabile, se non fosse che tra l'invio della mia istanza e la ricezione della risposta, a distanza di circa 3 settimane dalla prima chiamata, avevo ricevuto una SECONDA chiamata (muta) dallo stesso numero chiamante!
    Poiché la probabilità di sbagliare numero per ben due volte, e comporre GUARDA CASO entrambe le volte proprio lo stesso identico numero, è talmente infinitesima da potersi ritenere un evento statisticamente impossibile, è evidente che non posso accettare per buona questa risposta. Sussiste infatti il ragionevole dubbio che le due chiamate non siano il frutto di una singolare quanto improbabile coincidenza, ma piuttosto un indizio della probabile presenza del mio numero negli elenchi in uso al chiamante, con il sospetto che l'abbia ottenuto in maniera illecita, o comunque senza il mio esplicito consenso.
    Ho quindi contattato l'URP del Garante per chiedere informazioni su come presentare ricorso, in quanto la risposta fornita non risultava soddisfacente, e per richiedere un'ispezione per appurare la veridicità della risposta e la sussistenza di eventuali profili di illecito.
    Con mio sommo stupore, la funzionaria con cui ho parlato mi ha scoraggiato dal presentare ricorso in quanto, poiché si è trattato di "solo due telefonate", e le chiamate da quel numero sono cessate in seguito alla risposta del titolare alla mia istanza, il caso sarebbe stato probabilmente archiviato. Mi veniva invece consigliato di inviare al limite una semplice segnalazione, cui il Garante avrebbe valutato se dare o meno un qualche seguito.
    Ho espresso totale indignazione per questo modo di intendere l'applicazione della legge: se infatti il call center si fosse procurato in modo illecito i miei dati, avrebbe compiuto una violazione gravissima dei miei diritti e della mia privacy, a prescindere dall'uso che ne avrebbe fatto, e cioè dal numero di chiamate effettuate: anche se - paradossalmente - non fossi mai stata chiamata, il solo fatto di possedere illegalmente e senza il mio consenso il mio recapito, unito all'aver dichiarato palesemente il falso nella risposta all'istanza, costituirebbe un illecito da punire severamente, affinché fosse da esempio per chiunque altro svolgesse campagne di telemarketing selvaggio, violando le regole.
    Vorrei quindi sapere come procedere ora per far valere i miei diritti, richiedere alle autorità che sia chiarito definitivamente se ci sia stato un accesso illecito ai miei dati e, se sì, quale sia la fonte originaria da cui sono stati ottenuti, riservandomi di chiedere un congruo risarcimento ai responsabili dell'illecito, nelle sedi opportune.
    Qualcuno mi può confermare se ci siano gli estremi per un ricorso, come a me pare sacrosanto, o se devo ripiegare su una semplice segnalazione al Garante, come mi è stato detto dall'operatrice dell'URP?
    Ringrazio fin da ora per ogni consiglio in merito.
     
  2. m.ascard

    m.ascard New Member

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    A scanso di equivoci, preciso che non sto chiedendo una consulenza per la stesura del ricorso: ho già provveduto a scrivere il testo con tutti gli elementi da contestare alla società di telemarketing.
    Ho solo bisogno di avere conferma che ci siano effettivamente gli estremi per un ricorso al Grarante, piuttosto che un reclamo, o se debba accontentarmi di una segnalazione.
    Grazie anticipatamente per l'informazione.
     
  3. Avv. Daniela D'Alessandro

    Avv. Daniela D'Alessandro Active Member Membro dello Staff

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    Gentilissima,
    avendo rivolto la sua domanda sul forum, deputato proprio alla rappresentazione di problematiche legate a casi concreti, il nostro supporto non può che consistere nel fornire consulenza gratuita, pertanto alcun fraintendimento era possibile circa l’oggetto della sua richiesta. Purtroppo non sempre è possibile dare risposte in tempo reale, per quanto si tenti quotidianamente di soddisfare il maggior numero di utenti possibile.
    Venendo a quanto chiede, è bene precisare che esistono tre strumenti a nostra disposizione per rivolgerci al Garante della privacy e, si spera, ottenere tutela. Mentre il primo è gratuito (la segnalazione), gli altri due (reclamo e ricorso) richiedono il pagamento di 150 euro a titolo di spese di segreteria. Nel caso del ricorso, poi, è prevista la possibilità di chiedere (o subire) la condanna alle spese del procedimento, per cui è opportuno agire mediante ricorso solo qualora il ricorrente sia ragionevolmente certo della fondatezza delle proprie pretese. La scelta del ricorso può essere fatta solo nei seguenti casi
    – in caso di tardiva o non soddisfacente risposta del titolare o del responsabile (se designato) del trattamento dei dati a cui preliminarmente deve essere fatta istanza: all’istanza è necessario dare riscontro entro 15 o 30 giorni, a seconda dei casi;
    – se il decorso dei termini relativi al riscontro dell’istanza esporrebbe l’interessato ad un pregiudizio imminente ed irreparabile.
     
  4. m.ascard

    m.ascard New Member

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    Gentile Avv. D'Alessandro,
    la ringrazio della risposta. Avevo letto anch'io dal sito del Garante che il ricorso può essere presentato in caso di risposta "non soddisfacente", ma espresso in questi termini appare molto soggettivo. Una risposta formalmente esaustiva (nel senso che affronta tutte le richieste esposte nell'istanza di esercizio dei diritti in materia di protezione dati personali), ma per cui esiste il fondato sospetto che non sia veritiera, può essere considerata soddisfacente? È da lì che nasce il dubbio sulla sussistenza degli estremi per un ricorso. Opterei anche per una semplice segnalazione, se avessi la ragionevole certezza che, sulla base degli elementi dettagliatamente esposti, ad essa venga dato seguito con le verifiche del caso e con l'applicazione di severe sanzioni, nel caso in cui venga accertato l'illecito.
    Il timore è che la segnalazione venga archiviata o si perda in qualche cassetto, mentre un ricorso, con il versamento dei relativi diritti di segreteria, avrebbe maggiori probabilità di sollecitare un intervento del Garante.
    Grazie di nuovo e buona giornata
     
  5. Avv. Daniela D'Alessandro

    Avv. Daniela D'Alessandro Active Member Membro dello Staff

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    Salve,
    dalla lettura della sua prima comunicazione è di tutta evidenza la sua insoddisfazione: lei è l'unica che può stabilire il grado di soddisfazione della risposta alla sua domanda e, quindi, l'esistenza del presupposto n. 1 per procedere con ricorso.
    Le sue considerazioni fatte in ultima analisi sono giuste, pertanto, ove ritenga di essere stata fortemente lesa nel suo diritto, e di non voler/poter correre il rischio che gli autori della violazione non siano adeguatamente richiamati, deve procedere necessariamente col ricorso.
     
  6. m.ascard

    m.ascard New Member

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    Buongiorno, la ringrazio del chiarimento, ora credo di avere tutti gli elementi per procedere.
     
  7. Avv. Daniela D'Alessandro

    Avv. Daniela D'Alessandro Active Member Membro dello Staff

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