6 regole contro le fregature

Si sa, il periodo che procede le festività natalizie è quello di maggiori consumi. Crescono le spese, aumenta in modo esponenziale il commercio elettronico e anche i truffatori fanno affari d’oro.

Le truffe che stanno dilagando in questi ultimi tempi sono molto improvvisate, ma molto redditizie. Per evitarle basterebbe davvero un po’ di attenzione.
Chiunque può, infatti, senza alcun controllo preventivo, creare un sito, mettere in vendita prodotti di marca a poche decine di euro e farsi un po’ di pubblicità. Non occorre altro, il gioco è fatto.

Chi compra pensa a qualche offerta speciale, ad una svendita, al black Friday, ai saldi…e invece resta semplicemente fregato.

Le possibili fregature sono due: o la merce non arriva per nulla oppure la merce arriva, ma i prodotti sono totalmente difformi da quel che era stato acquistato. Non solo la qualità è a dir poco scadente, ma spesso non vi è alcuna corrispondenza con la taglia, il colore e il modello. Inoltre, nei rari casi in cui i prodotti vengono inviati, il peggio è che la spedizione proverrà da paesi dell’est, per cui il pacco resterà fermo in dogana per diverse settimana e alla consegna saranno applicati i dazi doganali a carico del destinatario (generalmente qualche decina di euro). Quindi, se non vi arriva nulla ritenetevi fortunati.

Ecco 6 semplici regole da ricordare:

1. Facebook non è sinonimo di garanzia…anzi!

Molti di questi annunci fraudolenti vengono pubblicizzati tramite Facebook, ma è bene chiarire che il social network è solo il canale pubblicitario e non offre nessuna garanzia circa l’affidabilità dell’annuncio. Sarebbe certamente auspicabile che Facebook effettuasse una verifica riguardo la bontà degli annunci che pubblicizza, ma allo stato attuale non esiste nulla del genere. Quindi, se vedete annunci su Facebook non è detto che sia sicuramente una truffa, ma è bene tenere la guardia alta!

2. “Dalle foto il prodotto sembrava originale

In molti, nel commentare la truffa appena subita, ci riferiscono che “dalle foto il prodotto sembrava originale”. È evidente che la foto è stata presa dai canali ufficiali, ma non è stata scattata personalmente da chi ha messo in vendita il prodotto. In internet si trova foto di qualsiasi cosa o prodotto, ma ciò non significa che vi verrà spedito davvero.

3. I marchi (contraffatti) più di moda

La contraffazione dei marchi segue la stessa moda dei marchi stessi, ma ci sono degli evergreen che non tramontano mai. La tipologia di prodotti (contraffatti) che su internet si vende di più sono in assoluto le scarpe: costano tantissimo nei negozi, mentre su alcuni siti sembrano andare via come il pane, per pochi euro.
Il marchio più inflazionato su internet sembrano al momento essere le Timberland, ma domani potrà essere probabilmente qualche altro brand. Vendutissimi sono anche i ciondoli Pandora (così detti charms), che alcuni siti promettono di vendere per pochi spiccioli. Un encomio speciale va anche agli occhiali da sole: anche in pieno inverno, un bel paio di Rayban non dispiacciono a nessuno.
Se questi sono alcuni dei prodotti su cui maggiormente si concentrano le truffe, è molto difficile trovare un minimo comune denominatore che possa valere come campanello d’allarme, se non l’immediata percezione da parte del potenziale acquirente di quello che dovrebbe essere il loro effettivo costo e, quindi, dell’irrinunciabilità dell’affare che gli viene proposto. Su internet si vendono (per davvero) soprattutto articoli tecnologici, ma in quei casi è facile immaginare che il potenziale acquirente sia un po’ più smaliziato e che, allo stesso tempo, in pochi abbiamo competenze adatte per cogliere la convenienza del finto affare. Quindi, insomma, diffidate da prodotti troppo economici e troppo generalisti, perché sono quelli su cui maggiormente si concentrano i truffatori.

4. Il nome del sito

In questo articolo abbiamo volontariamente scelto di non pubblicare nessun link di nessun sito e, quindi non faremo nomi, per non fare neppure indirettamente alcuna pubblicità (anche perché la lista sarebbe davvero infinita, tanti ce ne sono!). Tuttavia, a ben guardare si tratta spesso di nomi che da soli dovrebbero bastare a far sentire puzza di bruciato lontano un miglio. Sono nomi in cui generalmente la denominazione del brand (ad esempio Timberland) risulta affiancata da aggettivi inutili e autoreferenziali (tipo “timberland-sitoufficiale.it, timberland-outlet.it oppure timberland-scarpeitalia.it, ecc). Insomma, perché mai la Timberland dovrebbe vendere i propri prodotti su siti del genere anziché sul proprio sito, che (manco a dirlo) è semplicemente Timberland.it???

Spesso, chi pratica queste truffe, per pescare nel mucchio, non si accontenta dei domini normalmente registrati (come quelli ad esempio citati qualche riga più su), ma ne utilizza infiniti altri, sfruttando siti registrati da terze ignare persone. Si tratta di siti dai nomi più svariati, messi on line e poi abbandonati dai loro legittimi proprietari: a volte sono siti che (almeno dal nome del dominio) evocano associazioni culturali, studi professionali, piccole attività. Gli “esperti dell’imbroglio” sanno come poter facilmente impossessarsi di questi siti, sostituire, ai contenuti originali, i propri e “vendere” i loro prodotti. Anche in questo caso, il buon senso dovrà venirvi in soccorso: perché mai un sito che si chiama “nonnofiore.it dovrebbe vendere scarpe Timberland a 20,00 euro???”

5. I contenuti sito

Chi li crea questi siti? Impossibile saperlo, ma molto spesso evidentemente persone che hanno scarsa familiarità con la nostra lingua. Senza lasciarci troppo distrarre dalle foto dei prodotti, prestiamo un attimo di attenzione alla cura con cui sono scritti i contenuti del sito: ce ne sono tantissimi in cui è impossibile non scorgere l’intervento del traduttore automatico: le frasi sono sconnesse e raramente gli aggettivi concordano con i sostantivi.
Altro campanello d’allarme: mancano puntualmente i dati di chi vende. Al massimo troverete una mail o un modulo di contatto. Non c’è denominazione societaria, non c’è partita iva, non c’è sede legale e ovviamente non c’è telefono. Insomma, se deste dei soldi in mano ad uno sconosciuto per strada la mossa sarebbe meno impudente.

6. Quali rimedi

Si dice che “del senno di poi son piene le fosse” e probabilmente, se stai leggendo quest’articolo, ormai sei già stato vittima della truffa e ti stia chiedendo quali siano i rimedi per recuperare i tuoi soldi. In molti credono che la tracciabilità del pagamento avvenuto mediante bonifico offra la certezza di poter esperire una fruttuosa azione legale. Purtroppo non è così e non sarà aver scelto di pagare tramite bonifico a potervi mettere in salvo. Malgrado il pagamento sia tracciabile, risalire al beneficiario del pagamento resterà impossibile, almeno fino a quando (forse) non saranno intervenute le forze dell’ordine. Sbrigatevi, quindi, a leggere l’articolo su questa pagina e se avete bisogno di aiuto per redigere la vostra querela mandateci una mail ad info@defesaconsumatori.com

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Avv. Alberto Russo

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