Come scrivere una querela per truffa

In questo precedente articolo ti abbiamo spiegato come si presenta una querela. Si tratta di poche e semplici regole, che speriamo ti chiariranno tanti dubbi. Adesso, tuttavia, entriamo nel vivo del discorso, poiché la querela è a tutti gli effetti un atto giuridico, che necessita di essere redatto rispettando precise regole di forma e di sostanza. Oltre a parlare di regole, però vogliamo lasciarti qualche “trucco del mestiere“, che ti insegni a redigere una querela che sia quanto più efficace e possibile.
Una querela efficace è tale, prima di tutto, se riesce effettivamente a convincere il magistrato a dar corso alle indagini, anziché archiviare il caso. A tal fine è necessario che tu sappia attenerti ai fatti, lasciandoli scevri da ogni tua personale valutazione, ma riesca allo stesso tempo ad offrire ogni ulteriore utile elemento affinché la condotta illecita emerga in tutta la sua gravità ed in particolare emergano le interconnessioni con altri ipotetici reati. Ma non solo: nella querela sarà necessario inserire specifiche formule, affinché a te venga data comunicazione dell’esito delle indagini, ti venga riservata la possibilità di ottenere un risarcimento per il danno subito e si arrivi ad una condanna, a seguito del dibattimento, scongiurando il rischio che il truffatore se la cavi con una sorta di “patteggiamento” (decreto di condanna).Seguendo le sette regole che abbiamo individuato in questo articolo, ne saprai abbastanza per poter fare tutto da solo. Se, invece, preferisci affidarti alla nostra assistenza per la redazione della querela, puoi scriverci ad info@difesaconsumatori.com. La nostra consulenza è gratuita e nel giro di poche ore riceverai risposta.

Veniamo, adesso, con ordine alle sette regole a cui ti devi attenere per redigere una querela efficace.

Attieniti ai fatti

Nel redigere la querela sarà necessario che ti attenga alla cruda e asettica narrazione dei fatti nel loro susseguirsi. Il tuo primo impegno deve essere quello di produrre un testo che sia breve e di immediata comprensione. Quindi è inutile dilungarsi sulla sofferenza che il reato ti ha procurato o dare sfogo alla tua rabbia o dispiacere. Attieniti ai fatti e raccontali in ordine cronologico.

Non improvvisarti giudice

Ad ognuno il suo compito. Tu sei semplicemente la vittima di un reato. Non è tuo compito definire di quale reato, né tantomeno è tuo compito individuare i colpevoli. Nella tua esposizione dei fatti avrai probabilmente a disposizione i nominativi di specifici soggetti, ad esempio gli intestatari dei conti bancari a cui hai trasmesso il tuo denaro. Cita questi nominativi con prudenza, senza attribuire alcuna responsabilità a nessuna specifica persona. Considera, infatti, che il truffatore non è stato certo così ingenuo da darti il suo vero nome e cognome. Dietro quel nome vi è il più delle volte una persona che ha subito un furto d’identità, danneggiata quanto e più di te. Se nel tuo esposto la indichi come diretta responsabile affermi una cosa probabilmente non vera e le crei ulteriore danno. Per tali ragioni esponi te stesso, paradossalmente al rischio di ricevere una querela, perché a tua volta avrai commesso un reato, quello di calunnia. Quindi attieniti ai fatti e non sbaglierai mai.
Facciamo un esempio: non scrivere di essere stato truffato da Mario Rossi (nome di fantasia, non me ne vogliano gli omonimi!), ma racconta di aver ricevuto dopo la conferma dell’ordine una mail proveniente dall’indirizzo mariorossi@prezzitantobassidaesserefalsi.it (indirizzo di fantasia, anche questo) in cui ti si comunicava di effettuare il pagamento sul conto bancario intestato a Mario Rossi, codice iban IT12345ECC.

Non prenderla alla leggera

La truffa è un reato da poco e le procure hanno purtroppo di peggio di cui occuparsi. Se poi è una truffa consumata attraverso internet è facile immaginare che il magistrato che riceverà la querela farà di tutto per sminuirne la gravità e archiviarla. Le truffe che si consumano attraverso internet sono, infatti, tantissime, troppe per poter essere seguite una ad una. Per indagare efficacemente servirebbero, inoltre, particolari dotazioni e conoscenze tecniche ed informatiche, di cui comprensibilmente i magistrati spesso non dispongono.
La truffa attraverso internet si presta, inoltre, particolarmente ad essere archiviata, per almeno due ragioni: la prima è l’insufficienza degli elementi messi a disposizione da parte del querelante, che spesso può aver trascurato qualche dettaglio; la seconda è la vicinanza con l’inadempimento contrattuale.
L’inadempimento contrattuale è cosa assolutamente differente dalla truffa, è sì un illecito, ma civile e non penale. L’inadempimento contrattuale ricorre in tutti i casi in cui semplicemente un soggetto non ha eseguito la prestazione che si era impegnato ad effettuare (ad esempio consegnarti il prodotto da te acquistato). In questi casi avrai certamente diritto ad ottenere la restituzione del prezzo pagato e ad essere risarcito degli eventuali ulteriori danni dimostrabili. Affinché, invece, l’inadempimento contrattuale assurga a reato (e quindi a truffa) è necessario che emergano dalla tua cruda esposizione dei fatti tutti quegli elementi da cui potrà desumersi che il venditore ha posto in essere una serie coordinata di atti volti al fine di ingannarti e raggirarti, così da indurti ad effettuare la disposizione patrimoniale, come altrimenti non avresti fatto.
La differenza è sottile sotto il punto di vista concettuale, ma è invece più netta quando si affrontano i casi pratici e concreti. La truffa, specie quella informatica, per riuscire, ha infatti spesso bisogno di accompagnarsi ad altri reati. Nella tua cruda esposizione dei fatti dovrai abilmente e sinteticamente far emergere quegli elementi da cui il magistrato potrà appunto ravvisare la preordinazione di una condotta che fin da principio puntava a ricevere il danaro, senza mai aver avuto intenzione di effettuare la controprestazione (consegnare la merce). Questi elementi non solo serviranno, quindi, a distinguere in modo più marcato la truffa dall’inadempimento, ma saranno utili affinché il magistrato possa trarne spunto per ulteriori capi di imputazione. Dietro l’oggetto che non ti è stato spedito, c’è quasi certamente una vera e propria organizzazione criminale, costituita da più persone che da tempo hanno pianificato come intercettare le richieste di “potenziali clienti”, come incassare i pagamenti facendoli convergere verso conti intestati a soggetti inesistenti (ovvero le cui identità siano state rubate), come far perdere le proprie tracce e dileguarsi dietro società fantasma. È evidente, quindi, che non è semplice inadempimento contrattuale, m una truffa aggravata dal concorso con più distinti reati: contraffazione di documenti di identità, violazione di sistemi informatici, associazione a delinquere, emissione di fatture false, riciclaggio, solo per citare quelli più ricorrenti.

Puzza di bruciato

come già detto al punto precedente, il tuo primo obiettivo è far emergere l’ipotesi di reato in tutta la sua gravità, affinché al caso sia attribuita la gusta importanza e sia scongiurato il rischio dell’archiviazione. A tal proposito, se ti limitassi a riferire solo i fatti di cui tu stesso sei stato personalmente vittima, non potresti mettere debitamente in luce quegli elementi relativi all’interconnessione tra il tuo caso e i tanti altri di cui sei venuto a conoscenza, probabilmente attraverso internet non appena hai sentito “puzza di bruciato” e ti sei messo a spulciare la rete per verificare se altri si fossero trovati nella tua stessa situazione. Ecco, quel che devi fare è mettere il magistrato nella condizione di poter sentire la stessa “puzza di bruciato”, facendo in modo che il suo eventuale preventivo fisiologico scetticismo sia vinto dalla pluralità di fonti che tu stesso gli metterai…sotto il naso! Non devi dare per certi dei fatti di cui alcuna certezza puoi avere (poiché non ti riguardano direttamente), ma puoi citare le tue fonti, stampare pagine tratte da internet, in cui siano ad esempio riferite le testimonianze di altre persone che siano cadute nello stesso raggiro.
Per essere più chiari, in questa fase dovrai farti carico delle lacune e mancanze del sistema. In Italia, infatti, non esistono denunce collettive e ogni caso è destinato a restare isolato, confinato nella procura territorialmente competente. Così potrebbe non essere se almeno le procure comunicassero tra loro o avessero una sorta di database condiviso, in cui far confluire tutte le notizie di reato. Così potrebbe essere, ma non è. Chiaramente esaminare congiuntamente più casi tra loro collegarti potrà rendere le indagini più produttive, così come dalla serialità di una condotta potranno più facilmente individuarsi elementi di vulnerabilità.

Opporsi al decreto di condanna

In Italia le procure non riescono a tenere il passo ai tanti reati su cui dovrebbero indagare. Il sistema è inflazionato è servono strumenti per alleggerirlo. Uno di questi strumenti è il così detto decreto di condanna. Senza alcun dibattimento e, quindi, in tempi più rapidi, l’imputato può ammettere la propria colpa e accettare una sanzione pecuniaria (di importo generalmente ridottissimo), comminata appunto col decreto di condanna. Il Pubblico Ministero ne sarà felice perché avrà un fascicolo in meno su cui dover lavorare, il condannato ne sarà contento ancor di più perché, con cinquanta euro in meno nel portafogli, potrà tornarsene a casa come se nulla fosse stato. Detto in altri termini, il decreto di condanna è una via di compromesso tra il condannato ed il sistema: se sai di essere colpevole rinunci al dibattimento, accetti la condanna e in cambio ottieni una pena che neanche e degna di essere chiamata tale. A perderne sei tu ed è la giustizia in senso sostanziale, che dovrebbe reprimere i reati comminando sanzioni che abbiano un reale valore afflittivo. Richiedere il decreto di condanna è una facoltà che spetta al Pubblico Ministero, ma è una facoltà che può essere preventivamente inibita dal soggetto offeso dal reato. Quindi, nel redigere la tua querela presta attenzione a questo aspetto e dichiara fin da subito di opporti preventivamente alla eventuale definizione del procedimento, mediante emissione di decreto di condanna. Se sei in cerca di Giustizia questa è la via per arrivarci.

Resta informato

Ecco una delle cose più deludenti che capita a chi ha, per sua sfortuna, sporto querela senza aver prima avuto occasione di leggere questa guida: non saperne più nulla. Può succedere che il caso venga archiviato, oppure può succedere magari che, anche grazie al tuo contributo, le indagini portino all’arresto di una banda di truffatori internazionali. Può succedere tutto ed il contrario di tutto, ma a te di regola non viene comunicato nulla. Sapere se lo Stato riesce o meno ad acciuffare i colpevoli non è affar tuo. A meno che tu non lo chieda espressamente. Siccome hai avuto la pazienza di leggere questa guida (quasi) fino alla fine certamente ci tieni a fare le cose per bene e sei col coltello tra i denti a gridare vendetta. Restare col dubbio se la tua vendetta si sia effettivamente consumata oppure no, è davvero frustrante. Conoscere l’esito delle indagini e avere notizia del successivo giudizio ti servirà, inoltre, costituirti parte civile, come diremo nel punto successivo. Quindi, ricorda di chiedere espressamente di essere informato di una eventuale richiesta di archiviazione da parte della Procura.

Scarica il modello di querela predisposto dal nostro Ufficio Legale
(completo di tutte le informazioni d’uso, pronto per essere stampato e firmato)

Costituirsi parte civile

Ecco un altro punto chiave che non dovrai trascurare di inserire nella tua querela, ovvero la riserva di costituirti parte civile nel processo che farà seguito alle indagini. Costituendoti parte civile nel processo penale avrai titolo ad ottenere, in caso di condanna, anche fin da subito un risarcimento per il danno subito. Qualora, inoltre, si rendesse ulteriormente necessario procedere in sede civile (ad esempio per una integrazione del risarcimento liquidato in sede penale), la costituzione di parte civile consentirà all’avvocato che successivamente nominerai di chiedere nel relativo giudizio l’acquisizione degli atti relativi all’istruttoria penale. Detto in termini semplici, risparmierai tempo e soldi. Sono aspetti complessi che coinvolgono la sovrapposizione del reato (per il quale l’imputato dovrà scontare una pena) con il danno che a te è stato recato (per il quale l’imputato dovrà pagarti un risarcimento). Nel giudizio penale si discute propriamente del reato, mentre nel giudizio civile si discute del risarcimento. Per evitare, ove possibile, di tenere due distinti processi (uno penale e l’altro civile) per discutere dello stesso illecito è prevista la possibilità che la persona offesa richieda il proprio risarcimento direttamente nel processo penale. Questa possibilità si esercita appunto costituendosi parte civile. Di tutto questo non dovrai preoccuparti fin da subito, perché se ne occuperà il tuo avvocato. Quel che dovrai fare, predisponendo la tua querela, è solo dichiarare di riservati di costituirti parte civile.

diffida

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(completo di tutte le informazioni d’uso, pronto per essere stampato e firmato)

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Avv. Alberto Russo

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